041 8474324 bragorave@gmail.com

San Giovanni Battista in Bragora

La Fondazione

Un’atmosfera eroica e sacrale avvolge le origini di questa e di altre chiese veneziane a significare che Venezia, fin dal suo sorgere, aveva goduto della benedizione divina. Un antico racconto agiografico, importante per questo valore simbolico, narra che la chiesa fu fondata da san Magno, vescovo di Oderzo, che, costretto a riparare nelle lagune in seguito all’invasione longobarda del 639, si prodigò nell’assicurare soccorso materiale e spirituale alla propria comunità dispersa e disorientata. Il santo avrebbe ricevuto direttamente dal Cielo l’incarico di costruire otto chiese nelle lagune realtine per consolidare nella fede la nascente comunità veneziana predestinata a un glorioso futuro. Il Battista stesso sarebbe apparso a san Magno indicandogli i luoghi dove edificare una chiesa per sé e una per il padre Zaccaria.

Da un punto di vista storico è probabile che già i primi abitanti, profughi dalla terraferma razziata dai barbari, una volta giunti in queste isolette lagunari, abbiano edificato una semplice cappella dedicata al Battista, ma l’edificazione della prima vera e propria chiesa si colloca tuttavia in epoca successiva, forse in una data prossima a quella della vicina San Zaccaria, fondata nell’829.  Il primo documento che ne attesta l’esistenza risale al 1090. Si tratta di un atto di donazione in cui appare come notaio il prete Andrea Martinaci, parroco di San Giovanni Battista in Bragora.  Una successiva rifabbrica dell’edificio si ebbe a partire dal 1178 (Corner, 1749), anno in cui il parroco, Pietro Da Molin, alienò un fondo di proprietà della chiesa per affrontare le spese di ricostruzione.

Numerosi interventi di restauro vennero effettuati nei secoli seguenti, ma a metà Quattrocento le condizioni dell’edificio erano divenute precarie a tal punto da renderne necessaria una riedificazione dalle fondamenta.
Non del tutto estranea alla decisione di procedere a un radicale rinnovamento della chiesa era forse la volontà di celebrare un avvenimento che costituiva motivo di grande lustro per la contrada. Nel 1464 era infatti asceso al soglio pontificio, col nome di Paolo II, il veneziano Pietro Barbo, nato e battezzato alla Bragora.

Nel corso del suo breve pontificato, protrattosi fino al 1471, il papa istituì a Venezia un’Università, mai autorizzata in seguito dal Senato, e per onorare la propria parrocchia natale stabilì che il prestigioso titolo di Cancelliere dello Studio fosse conferito al pievano della Bragora.

Tradizionalmente è ritenuto dono di papa Paolo II il tronetto rinascimentale, che reca lo stemma della famiglia patrizia dei Barbo, collocato sulla parete di fondo del presbiterio della chiesa.

La dedicazione a Giovanni
particolare-pala-battesimo

particolare della pala del battesimo

Il culto di san Giovanni Battista è enormemente sviluppato in tutto il mondo cristiano e altrettanto nota è la sua vicenda, narrata dai vangeli. Egli fu il profeta inviato a preparare la strada del Signore, a esortare le genti a un battesimo nelle acque del Giordano, segno della volontà di conversione in attesa dell’imminente venuta del Messia.

La devozione al Battista dovette diffondersi molto presto tra le popolazioni lagunari sopratutto perchè collegato alla protezione di luoghi d’acqua. A Venezia il santo divenne infatti patrono di barcaroli e traghettatori.

A lui era dedicato il battistero cittadino, ora non più esistente, annesso alla cattedrale di Olivolo. In origine era quello l’unico luogo in cui si poteva amministrare il battesimo alla popolazione della città e solo nel XII secolo, per l’accrescersi del numero degli abitanti, venne conferita ad altre chiese cittadine la dignità di «battesimali».

La chiesa della Bragora, intitolata al Battista, è prossima a quella dedicata a Zaccaria, suo padre. All’origine dei due titoli non dovette essere estraneo quel fenomeno di «geminazione» che si riscontra anche nell’origine di altri edifici di culto della città, come nel caso della chiesa di San Trovaso, nel sestiere di Dorsoduro, dedicata ai fratelli Gervasio e Protasio, sorta a breve distanza da quella intitolata al loro padre san Vitale.

Al Precursore furono dedicate anche altre chiese veneziane. San Giovanni Battista della Giudecca (XIV secolo) e San Giovanni Battista in Laterano (XV secolo), nel sestiere di Castello, sono state demolite in seguito alle soppressioni napoleoniche. L’antichissima chiesa di San Zan Degolà (XI secolo), nel sestiere di Santa Croce, è intitolata al martirio del santo, fatto decapitare da Erode Antipa. Nelle immediate vicinanze della Bragora, a pochi passi dalla Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, sorge la chiesa di San Giovanni Battista del Tempio, eretta nel XII secolo dai Cavalieri Templari che costruirono anche l’annesso ospedale di Santa Caterina. Con la soppressione dell’Ordine, decretata da papa Clemente V nel 1312, la chiesa passò ai Cavalieri di Malta che conservarono il titolo al Battista, loro santo patrono.

Anche presso San Giovanni del Tempio si radunava, a partire dal 1445 e fino al 1827, una piccola confraternita intitolata a San Giovanni Battista, ma di più antica fondazione è la scuola di devozione della Bragora il cui atto costitutivo risale al 1322. Già nei primi decenni del XIV secolo i confratelli si riunivano nello stabile situato tra il lato sinistro della chiesa e la casa capitolare. L’edificio, di cui recentemente si è concluso il restauro, fu più volte rimaneggiato nel corso dei secoli e nel Settecento fu sopraelevato di un piano. La presenza di due calici scolpiti sulla facciata, su cui originariamente si trovava collocata anche una statua in pietra raffigurante il Battista, segnala che qui ebbe sede anche la Scuola del Santissimo Sacramento, istituita alla Bragora nel 1573. I simboli delle due confraternite – il calice dell’Eucarestia e la scena del Battesimo di Cristo – si ritrovano congiunti nel rilievo di uno stendardo processionale conservato ancor oggi nella Scuola. Lo spazio interno dell’edifìcio, già spogliato di tutti i preziosi arredi in seguito alla soppressione di scuole e confraternite sancita dai decreti napoleonici, venne notevolmente ridotto per permettere la realizzazione, in chiesa, della cappella laterale sinistra, dedicata a san Giuseppe da Copertino.

La devozione a San Giovanni Elemosinario
altare-san-giovanni-elemosinaria

l’altare di san giovanni elemosinario

Per la comunità della Bragora, già custode di preziosissime reliquie come quelle del Battista, donate nel X secolo dal vescovo olivolense Domenico Talonico, fu motivo di grande onore accogliere nella sua chiesa il corpo di san Giovanni Elemosinano. Il possesso di reliquie era infatti motivo di gloria, fonte di ricchezza spirituale e di protezione per la città intera.

Quando, nel 1249, Lorenzo Bragadin, generale della flotta veneta, portò a Venezia il corpo del santo, nella zona di Rialto esisteva già una chiesa, a lui intitolata, che a buon diritto avrebbe dovuto ospitare la reliquia. Il fatto che questa fosse invece rimasta alla Bragora venne perciò interpretato come volontà del cielo: a ciò alludono infatti i racconti devoti sui ripetuti eventi miracolosi che, secondo la tradizione, avrebbero impedito il successivo trasporto del corpo a Rialto.

Nella lunetta di Jacopo Marieschi, collocata nella cappella dedicata al santo, è rappresentata l’accoglienza solenne riservata all’arrivo della reliquia in città. La grande fama di san Giovanni Elemosinarlo era da tempo giunta anche a Venezia grazie ai legami commerciali con l’Oriente; inoltre, il fatto che egli fosse stato patriarca di Alessandria d’Egitto, lo collegava idealmente al patrono di Venezia, san Marco, indicato dalla tradizione quale fondatore della chiesa alessandrina.

La devozione per san Giovanni Elemosinario era molto sentita, in modo particolare anche dalla comunità greca residente in città al cui clero era permesso di officiare alla Bragora in occasione della festa del santo, ricorrenza che a Venezia si celebrava il 12 novembre, data fissata dal calendario liturgico orientale. La fede nei poteri miracolosi della sacra reliquia induceva a condurre al sepolcro del santo i fanciulli moribondi.

Di Giovanni, nato a Cipro nella seconda metà del VI secolo, si racconta che, dopo la morte della moglie e dei figli, alienò tutti i propri beni e consacrò la propria vita a Dio e al prossimo.

L’appellativo di Elemosinano gli fu attribuito per la sua grande misericordia. Egli infatti sapeva farsi carico delle sofferenze del prossimo e si adoperava instancabilmente a offrire conforto spirituale e materiale a chiunque si trovasse nel bisogno. A questo scopo ad Alessandria fondò chiese, costruì ospedali e orfanotrofi e ordinò distribuzioni giornaliere in favore dei poveri che egli definiva i «suoi signori».

Il culto di san Giovanni Elemosinano richiamava la città opulenta al dovere della condivisione. L’intera comunità di Venezia, nonché il governo cittadino, preoccupato di controllare il fenomeno della mendicità, si mostrarono costantemente sensibili al valore del soccorso materiale e spirituale nei confronti dei più bisognosi; intenti caritativi infatti animavano le cosiddette «scuole» e i numerosissimi ospizi e ricoveri per indigenti sorti per iniziativa di congregazioni religiose o di semplici privati.